
Quest'oggi, nel tardo pomeriggio, mi sono dedicato alla visita dei luoghi dove io e la mia gang abbiamo trascorso la nostra infanzia, quando i nostri peggiori nemici erano i rovi e la sorella di Paolino.
In foto: il fiume.
Ovviamente non è stato ritratto il fiume in sè, bensì la zona circostante, che noi baldi giovani indicavamo alla stessa maniera. Nelle conversazioni telefoniche, l'invito tipo era infatti "Venite a casa mia e poi andiamo al fiume".
Così ad occhio e croce sembrerebbe che nessun bimbo abbia raccolto la nostra eredità di esploratori. O perlomeno nessun bimbo che si dedichi costantemente all'attività che prediligevamo: il disboscamento.
Di seguito altre attività che si svolgevano al fiume:
- costruire dighe. In dieci anni di tentativi non siamo mai riusciti a far innalzare il livello dell'acqua di un centimetro. Così il mio sogno di creare un'oasi dove coltivare insalata andò miseramente in fumo.
- pescare pesci che non ci sono mai stati.
- estrarre fossili, che invece c'erano.
- portare macigni fino in cima alla rupe e poi farli rotolare giù.
- prove di coraggio*.
Di seguito gli eventi storici più importanti dall'avvento dei fiume nella nostra vita:
- Garosi che si ribalta e ci finisce dentro di testa.
- il ritrovamento di un ranocchio che abbiamo tentato invano di allevare.
- Amos che prende un pavone per la coda e gliene stacca buona parte.
- la costruzione della Base numero uno, della Base numero due, della Base numero tre e della Base numero quattro, che però non si inculava nessuno.
- il ritrovamento del tesoro, che nascondemmo sotto un masso a metà strada tra la Base numero uno e la Base numero due.
- il tentativo di importare i gamberi di fiume che pescammo su dietro casa di Magnoni. Dammo loro persino dei nomi. Il più grosso si chiamava Blanco.
Ricordo anche dell'esistenza di un sistema mitologico da noi fondato, alla base del quale si trovava la credenza che dentro la tubatura gigante da dove nasceva il fiume vivesse IT. Come nel film.
Per un periodo spostammo la nostra residenza dal fiume alle grotte di colle San Giorgio. Lì adottammo un gattino bianco e nero, che chiamammo Charlie. Come il mio canarino e il mio pesce rosso. Da piccolo, evidentemente, mi piaceva il nome Charlie.
Un giorno lo affidammo alla custodia di Mirko, che risaputamente era il più impacciato nel muoversi per le scoscese pareti del colle. Come avremmo dovuto prevedere, ci fu un attimo di impasse in cui Mirko esclamò "Se non lo lascio non riesco a scendere". Io risposi "Vabbè lancialo tanto cade in piedi".
Malauguratamente omisi il termine "dolcemente" e Mirko scaglio' il povero Charlie a un'altezza di 10 metri. Il gatto cadde in piedi sì, ma nel giro di due secondi tornò inspiegabilmente tra le sue braccia. Lui lo riscagliò a 10 metri di altezza, e ancora una volta il felino si precipitò da lui. La scena si ripetè per una decina di volte.
Il giorno seguente quando Charlie ci vide si arrampicò in fretta e furia in cima ad un albero. Tentammo di persuaderlo a scendere a sassate.
Da quel giorno Charlie non si fece più vedere.
Decidemmo così che era il momento di tornare al fiume a sbrigare le nostre questioni inutili.
Interessante anche la gerarchia della mia banda. Io ero il capitano. Mia sorella pure, se non sbaglio. Anche Amos e il Bai erano due pezzi grossi. La casta di Paolino e Chicco, invece, era quella degli schiavi.**
Puntualmente veniva promesso loro il salto di casta previo il superamento di prove assurde, che in un paio di occasioni li hanno portati ad un passo dal decesso. Tipo quando il tizio che abita giù alla fine del fiume si è messo a prenderli gentilmente a sassate. O quando Chicco è stato legato ad un albero e con un secchio in testa e minacciato di lapidazione per qualche ora.
Chicco, stufo di questa condizione, divenne uno scissionista. Ora come ora non ricordo quale fu il guanto di sfida che ci lanciò. Sta di fatto che da un giorno all'altro si proclamò indipendente e padrone della Base numero uno e della Base numero due.
Nel giro di qualche giorno però ci riappropriammo della Base numero uno, e nel giro di poco cadde anche la Base numero due. Il tutto tra l'altro senza combattimento alcuno.
Cioè tipo io dicevo: "Le regole dicono che per legge tu te ne devi andare e la Base numero uno torna a noi". E Chicco diceva "Vabbè se lo dice la legge allora ok". E se ne andava.
Poi dopo due giorni "Chicco guarda che la legge dice anche che la Base numero due torna a noi". E lui "Vabbè se lo dice la legge allora ok".
Alla fine della guerra decisi che a Chicco rimaneva solo un piccolo appezzamento di terra vicino alla base numero due completamente coperto di rovi, che, come già detto, erano i nostri peggiori nemici. Ero tipo un piccolo addetto al catasto del bosco.
Fu così che terminò la nostra amicizia.
Penso sia tutto.
*con prove di coraggio si intende obbligare il Bai, che in quel periodo aveva un braccio rotto, a scalare a mani nude una rupe verticale di 10 metri circa, con il solo ausilio di un cavo elettrico.
**Altre persone furono invitate ad entrare nella banda, ma furono presenze occasionali. Per frequentare il fiume bisognava essere tosti.