Nomenclatura

scritto da bubgun il lunedì, 19 ottobre 2009,19:49
I significati dei nomi che portiamo sono molto più nobili di ciò che siamo in realtà.
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Abbracci d'aeroporto

scritto da bubgun il giovedì, 01 ottobre 2009,14:38
Succede che in aeroporto ti capita di pensare della vita delle persone. Di chi sia il signor Smith, il cui nome è riportato sul cartello dell'autista che lo aspetta giust'appena fuori dall'uscita. Di chi stia raggiungendo la signora cicciona, con tanto di chador e pargoli al seguito, che è scesa dall'aereo in arrivo da Dubai.
La cosa che colpisce di più sono però i ricongiungimenti sentimentalmente plateali. Gli abbracci, le lacrime di gioia, le risate, i baci appassionati. E tu che ti chiedi perchè i due innamorati sono stati lontani così tanto tempo, perchè lei non ha raggiunto lei o viceversa, perchè uno dei due ha scelto un posto così sperduto per vivere, lasciando la dolce metà dall'altra parte del globo.

Bene, il 19 dicembre, all'aeroporto di Pechino, verrà il mio turno.
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Volti di Cambogia

scritto da bubgun il venerdì, 04 settembre 2009,09:02
Cambodia ♯1Cambodia ♯2Cambodia ♯3Cambodia ♯4Cambodia ♯5Cambodia ♯7
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Tailandia e Cambogia 2009

scritto da bubgun il venerdì, 28 agosto 2009,20:11
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Sante Cagatelle

scritto da bubgun il lunedì, 02 febbraio 2009,08:03
Mia sorella ha finalmente portato a termine le opere sacre che le ho commissionato.

Saint SkeletorSaint KrimhildSaint Vader

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Di Brigate Rosse e Pan di Stelle

scritto da bubgun il domenica, 25 gennaio 2009,16:33

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Il curriculum più bello di sempre.

scritto da bubgun il giovedì, 22 gennaio 2009,10:06
L'altro giorno la mia capa mi ha fatto mettere un annuncio su lavoricreativi.com per cercare uno stagista nel ruolo di assistente di produzione.
Ecco uno dei curriculum ricevuti. Giuro che NON è uno scherzo.
Censuro il nome per ovvii motivi.

NOME: xxxxxxxxxxx
DATA DI NASCITA: 11-03-1982
NAZIONALITà: Italiana
INDIRIZZO: Viale Misurata 61, Milano

Classe 1982. Nasce a Nereto (TE) e cresce a Villa Rosa di Martinsicuro, un paesino
sulla costiera Abruzzese.
Già alla tenera età di cinque anni si rivela la sua innata propensione creativa. Ispirato
forse dall’orizzonte marino e dal sapore salmastro che aleggia nelle lunghe estati della
costiera adriatica, inizia a comporre versi di carattere bucolico che custodisce in un
diarietto ormai perduto.
Intanto studia violino, ed esordisce davanti al pubblico con La Carovana del Deserto di
autore ignoto, breve composizione di quattro note che si ripetono con minime variazioni,
un vero capolavoro del Minimalismo musicale.
Intorno ai nove anni costruisce, con le LEGO trovate in giro per casa, un palazzo in
miniatura a cui, si dice, Frank Gerhy si stia ispirando per il suo ultimo progetto.
Dopo la maturità, conseguita con risultati altalenanti ma con un anno di anticipo al
Liceo Classico G. Leopardi di San Benedetto del Tronto, si trasferisce a Firenze e si
iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia che frequenta per due anni senza troppa motivazione.
Più affascinato dall’arte contemporanea che dalla letteratura si sposta a Roma dove si
iscrive al corso in Storia dell’Arte Contemporanea alla Facoltà di Scienze Umanistiche,
La Sapienza. Qui approfondisce le sue conoscenze nei campi dell’Arte, del Design,
dell’Architettura, della Moda, della Fotografia, della Musica d’Avanguardia, del Cinema,
del Teatro.
La sua tesi di laurea triennale è intitolata “L’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità
tecnica del corpo umano”. Affronta tematiche legate alla Biotech Art (contaminazione
di arte e biotecnologie) e all’effetto che i mondi paralleli come Second Life e le nuove
tecnologie hanno sul rapporto dell’uomo con il proprio corpo. (110/110)
Sempre a Roma frequenta un corso semestrale di regia cinematografica e recitazione
al Teatro Neoeliseo, un laboratorio di sperimentazione cinematografico-teatrale.
Frequenta un Master annuale in Nuovi Linguaggi della Comunicazione, Accademia
di Comunicazione, Milano. I corsi comprendono: Scrittura creativa, comunicazione/
advertising classico e sui nuovi media, editoria/giornalismo, comunicazione di prodotto,
RP, fotografia, programmi di manipolazione immagini digitali (Photoshop), grafica
(Indesign), e montaggio video (Final Cut).
Entra come stagista/assistente copywriter in Saatchi&Saatchi Mlano, dove tutt’ora si
reca ogni giorno dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 18.30 (quando va bene..).
Morbosamente curioso verso tutto ciò che è innovazione. Metabolizzatore incallito di
informazioni, passa lunghe nottate a surfare il web. Un vero flaneur baudelairiano
trapiantato nella galassia internet. Salta in modo spregiudicato da un sito di Industrial
Design ad un blog di Advertising, da una sfilata di moda su Youtube ad un progetto di
Net.Art, dal Marketing innovativo alla Jamming Culture, convinto che le idee originali
possono trovarsi in qualsiasi contenitore.
È un’ottima forchetta a tavola e un modesto esperto di vini (di cui però non ricorda
mai i nomi!).
L’hard disk del suo computer è intasato da decine di gigabite di musica proveniente
dai più remoti spazi siderali.
Dichiara che il suo metodo di lavoro si ispira al Taoismo e allo Zen. Riporta spesso
questo aneddoto di un saggio taoista: “Un re chiese una volta al migliore artista del
suo regno di disegnargli un granchio. L’artista gli rispose che gli servivano tre anni per
disegnarlo. Tre anni dopo il re tornò dall’artista e questo gli disse che non era ancora
pronto e gli servivano altri tre anni. Tre anni dopo il re tornò ma l’artista chiese ancora
tre anni. Il re gli fece quest’ultima concessione. Tre anni dopo tornò e chiese del suo
quadro. L’artista prese una tela e con un solo gesto gli disegnò il granchio più perfetto
che il re avesse mai visto.”
ESPERIENZE LAVORATIVE RILEVANTI: Dog-sitter, Giugno e Luglio 2007, nell’area di
Chelsea, Manhattan.
Stage di 3 mesi in Saatchi&Saatchi, Milano.
Discreta conoscenza della Lingua Inglese scritta e parlata.
Buone capacità relazionali e di lavoro in gruppo.
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La pista di motocross

scritto da bubgun il martedì, 30 dicembre 2008,18:24

Prosegue la mirabolante saga "I luoghi della mia infanzia".
Oggi, come da titolo, si parlerà della pista di motocross, dove a 15 anni ci si ammazzava in bicicletta e dove a 25 ci si ammazza a piedi.

La pista di motocross è situata a poche decine di metri dalla scuola media del mio paese, fiore all'occhiello della giunta comunale in carica negli Anni '80, a ragione catalogabile come ecomostro. 
Sono cresciuto nel ghetto cazzo.

La scuola media è un'entità a sè. E' fuori dal paese, scomodossima da raggiungere per tutti. Tanto scomoda che all'epoca non ci passavano i mezzi pubblici. 
Un tizio però pensò bene di monetizzare questa mancanza comprandosi un pullman e, previo pagamento di un abbonamento, si prodigava a portarci a scuola, ripetendo ossessivamente battute che non facevano ridere nessuno. Tipo cantava "E digli a quel coso, che sono peloso, e se lo rivedo gli spaccherò il *e qui fischiava, autocensurandosi*". Oppure ci salutava dicendoci "Buongiorno, buonasera, buon Natale, buona Epifania che tutte le feste si porta via". Così tutti i giorni.
Suo fratello invece, che faceva il giro col pulmino piccolo, quando nevicava portava i bambini a fare le sgommate.

All'epoca in cui la scuola venne costruita i due comuni limitrofi al mio promisero alla giunta di partecipare alle spese, ma a lavori iniziati si tirarono indietro. O almeno così si diceva per giustificarne la fatiscenza.
Storiacce di paese. 

Le giornate alla pista di motocross si svolgevano all'incirca così: ci si trovava da me, si scendeva alla pista, si faceva il primo pezzetto a cannone, in modo da arrivare belli sparati al primo saltino. Poi ci si fermava, si prendeva la rincorsa, e si partiva più veloce possibile per fare il salitone, quello che se non arrivavi abbastanza veloce ti fermavi a metà e ti ammazzavi cadendo all'indietro.
Il tutto rigorosamente d'estate, perchè d'inverno ci si andava a schiantare col bob su a San Giorgio.

In foto, io, stremato, dopo essermi sparato a piedi tutta la pista. Ho anche foto di io per terra dopo le due rovinose cadute in cui sono incappato, ma preferisco tenermele per me.
Mi sono fatto dei seri danni al polso sinistro.

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Ricordi d'infanzia

scritto da bubgun il venerdì, 26 dicembre 2008,17:32

Quest'oggi, nel tardo pomeriggio, mi sono dedicato alla visita dei luoghi dove io e la mia gang abbiamo trascorso la nostra infanzia, quando i nostri peggiori nemici erano i rovi e la sorella di Paolino.

In foto: il fiume.
Ovviamente non è stato ritratto il fiume in sè, bensì la zona circostante, che noi baldi giovani indicavamo alla stessa maniera. Nelle conversazioni telefoniche, l'invito tipo era infatti "Venite a casa mia e poi andiamo al fiume".

Così ad occhio e croce sembrerebbe che nessun bimbo abbia raccolto la nostra eredità di esploratori. O perlomeno nessun bimbo che si dedichi costantemente all'attività che prediligevamo: il disboscamento.
Di seguito altre attività che si svolgevano al fiume:
- costruire dighe. In dieci anni di tentativi non siamo mai riusciti a far innalzare il livello dell'acqua di un centimetro. Così il mio sogno di creare un'oasi dove coltivare insalata andò miseramente in fumo.
- pescare pesci che non ci sono mai stati.
- estrarre fossili, che invece c'erano.
- portare macigni fino in cima alla rupe e poi farli rotolare giù. - prove di coraggio*.

Di seguito gli eventi storici più importanti dall'avvento dei fiume nella nostra vita:
- Garosi che si ribalta e ci finisce dentro di testa.
- il ritrovamento di un ranocchio che abbiamo tentato invano di allevare.
- Amos che prende un pavone per la coda e gliene stacca buona parte.
- la costruzione della Base numero uno, della Base numero due, della Base numero tre e della Base numero quattro, che però non si inculava nessuno.
- il ritrovamento del tesoro, che nascondemmo sotto un masso a metà strada tra la Base numero uno e la Base numero due.
- il tentativo di importare i gamberi di fiume che pescammo su dietro casa di Magnoni. Dammo loro persino dei nomi. Il più grosso si chiamava Blanco.

Ricordo anche dell'esistenza di un sistema mitologico da noi fondato, alla base del quale si trovava la credenza che dentro la tubatura gigante da dove nasceva il fiume vivesse IT. Come nel film.

Per un periodo spostammo la nostra residenza dal fiume alle grotte di colle San Giorgio. Lì adottammo un gattino bianco e nero, che chiamammo Charlie. Come il mio canarino e il mio pesce rosso. Da piccolo, evidentemente, mi piaceva il nome Charlie.
Un giorno lo affidammo alla custodia di Mirko, che risaputamente era il più impacciato nel muoversi per le scoscese pareti del colle. Come avremmo dovuto prevedere, ci fu un attimo di impasse in cui Mirko esclamò "Se non lo lascio non riesco a scendere". Io risposi "Vabbè lancialo tanto cade in piedi".
Malauguratamente omisi il termine "dolcemente" e Mirko scaglio' il povero Charlie a un'altezza di 10 metri. Il gatto cadde in piedi sì, ma nel giro di due secondi tornò inspiegabilmente tra le sue braccia. Lui lo riscagliò a 10 metri di altezza, e ancora una volta il felino si precipitò da lui. La scena si ripetè per una decina di volte.
Il giorno seguente quando Charlie ci vide si arrampicò in fretta e furia in cima ad un albero. Tentammo di persuaderlo a scendere a sassate.
Da quel giorno Charlie non si fece più vedere.
Decidemmo così che era il momento di tornare al fiume a sbrigare le nostre questioni inutili.

Interessante anche la gerarchia della mia banda. Io ero il capitano. Mia sorella pure, se non sbaglio. Anche Amos e il Bai erano due pezzi grossi. La casta di Paolino e Chicco, invece, era quella degli schiavi.**
Puntualmente veniva promesso loro il salto di casta previo il superamento di prove assurde, che in un paio di occasioni li hanno portati ad un passo dal decesso. Tipo quando il tizio che abita giù alla fine del fiume si è messo a prenderli gentilmente a sassate. O quando Chicco è stato legato ad un albero e con un secchio in testa e minacciato di lapidazione per qualche ora.
Chicco, stufo di questa condizione, divenne uno scissionista. Ora come ora non ricordo quale fu il guanto di sfida che ci lanciò. Sta di fatto che da un giorno all'altro si proclamò indipendente e padrone della Base numero uno e della Base numero due.
Nel giro di qualche giorno però ci riappropriammo della Base numero uno, e nel giro di poco cadde anche la Base numero due. Il tutto tra l'altro senza combattimento alcuno.
Cioè tipo io dicevo: "Le regole dicono che per legge tu te ne devi andare e la Base numero uno torna a noi". E Chicco diceva "Vabbè se lo dice la legge allora ok". E se ne andava.
Poi dopo due giorni "Chicco guarda che la legge dice anche che la Base numero due torna a noi". E lui "Vabbè se lo dice la legge allora ok". Alla fine della guerra decisi che a Chicco rimaneva solo un piccolo appezzamento di terra vicino alla base numero due completamente coperto di rovi, che, come già detto, erano i nostri peggiori nemici. Ero tipo un piccolo addetto al catasto del bosco.
Fu così che terminò la nostra amicizia.

Penso sia tutto.

*con prove di coraggio si intende obbligare il Bai, che in quel periodo aveva un braccio rotto, a scalare a mani nude una rupe verticale di 10 metri circa, con il solo ausilio di un cavo elettrico.
**Altre persone furono invitate ad entrare nella banda, ma furono presenze occasionali. Per frequentare il fiume bisognava essere tosti.
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Mondano

scritto da bubgun il venerdì, 28 novembre 2008,22:52
Stasera sto a casa a guardare le percentuali di eMule
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